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venerdì 6 maggio 2011

Casale la più forte, Venezia in crisi mistica - Lega Due

  Casale la più forte, Venezia in crisi mistica


- La Voce di Romagna -
22/03/2011 09:32 -
RIMINI (ma.pep) - Quattro gruppi, abbastanza delineati, nella volatona finale delle ultime sei giornate ?regolari di LegaDue, che - come ben noto - quest?anno non mette in palio la promozione diretta ma solamente ai playoff (una o due a seconda dell?utilizzo o meno della wild card da parte della penultima di serie A).
POLTRONE D?ORO Le prime 4 posizioni - e le prime due in particolare - fanno gola a tutte, ma la sensazione ? che Casale Monferrato (34) si sia ripresa dal periodo negativo concomitante con la Coppa Italia ed abbia la squadra tecnicamente e mentalmente pi? completa. La Reyer (34), che invece ? in crisi mistica (3 ko nelle ultime 4), paga una certa sproporzione di forze sugli esterni, anche se poi, alla lunga, il gruppo di Mazzon sapr? dire la sua. Subito dietro ci sono anche Udine (32) e Barcellona (31), oggi una spanna avanti a Rimini e Scafati (entrambe a 30). La Sigma per? ha due come Hicks e Crispin, che poi, nei playoff, potrebbero effettivamente ?vincere? qualche match da soli. Allo stato attuale delle cose, comunque, le prime 6 poltrone se le spartiscono le squadre sopracitate, anche se non si possono escludere risucchi da dietro.
CACCIA GROSSA Mettiamone cinque, in corsa per i restanti due posti. Veroli (26), due ko in fila dopo il ?triplete? in Coppa Italia (qualcuno se l?? gi? dimenticato...), non dovrebbe fallire l?obiettivo minimo anche se rischia un accoppiamento subito tosto nei quarti: dietro ci sono Imola (24) e Jesi (24), con l?Aget che, battendo in casa i marchigiani, andrebbe sul 2-0 negli scontri diretti, mica poca cosa. La Fileni per? sta bene, ne ha vinte 5 delle ultime 6 ed ha il tipico assetto da post-season (assomiglia alla Soresina di Cioppi che poi venne promossa, occhio). Pistoia (22), passando a Venezia, si ? rimessa in carreggiata e giocher? contro Imola e Jesi in casa, mentre Ferrara (20), se vuole ancora crederci, dovr? vincere domenica prossima a Jesi. Altrimenti ciao.
SALVEZZA A Verona e Casalpusterlengo (18) mancano 4 punti, mentre Reggio Emilia (16), battendo Forl?, ha fatto un passo avanti importante. San Severo e Fulgor Libertas (12), che nelle ultime 6 dovrebbero vincerne almeno 4 sperando in altrui disgrazie, ora forse penseranno in primis al penultimo posto, che negli ultimi 7 anni ? valso sempre il ripescaggio.

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venerdì 29 aprile 2011

I piccoli musei di Venezia - Blog Viaggi Venere (Blog)

Il classico tour di Venezia inizia solitamente da Piazza San Marco, con la visita dei suoi splendidi monumenti seguita dall’immancabile giro in gondola sul Canal Grande verso il Ponte di Rialto.

Venezia

Ma se l’idea di dovervi fare spazio tra folle di turisti per una semplice foto non vi entusiasma, allontanatevi dagli itinerari conosciuti e scoprite gli angoli segreti di Venezia.

Esplorando il labirinto delle calli dove vivono e lavorano i veneziani, vi imbatterete in affascinanti musei e gallerie d’arte poco visitati dai turisti, ma che offrono un punto di vista alternativo sulla città.

Situato a pochi passi dall’affollatissima Piazza San Marco, questo museo vanta una delle collezioni d’arte più interessanti di Venezia. Entrando al Museo Querini Stampalia farete un salto indietro nel tempo al 1700, scoprendo come si viveva allora nel palazzo.

20 sale riccamente decorate sono impreziosite da arredi dell’epoca, porcellane finissime, strumenti musicali e dipinti del XIV-XVIII secolo, opera tra gli altri di Longhi, Bellini e Raphael.

La città di Venezia, adagiata sulle acque dell’omonima laguna, vanta un passato di grande potenza navale che viene celebrato al Museo Storico Navale, situato accanto all’Arsenale.

All’ingresso del museo sono collocate due enormi ancore appartenenti alle corazzate austriache impiegate durante la Prima Guerra Mondiale. Offrendo uno scorcio della vita a Venezia prima dell’avvento delle imbarcazioni a motore, il museo ospita numerosi vascelli, mostre e collezioni che ripercorrono la lunga storia marittima della città.

Museo del Merletto

Con un breve viaggio in traghetto attraverso la Laguna di Venezia si raggiunge l’isola di Burano, dove visitare il Museo del Merletto che, come suggerisce il nome, è dedicato alla raffinata e difficile lavorazione del merletto.

Il museo è stato fondato dalla stilista Patrizia Piccalunga e raccoglie gran parte del suo lavoro, assieme a merletti donati e presi in prestito, fornendo un affascinante studio su questa arte tradizionale.

Il Museo del vetro di Murano ospita centinaia di fragili ed inestimabili opere nate dalle abili mani dei maestri vetrai veneti, inclusa una splendida collezione di Correr, Cicogna e Molin.

Uno dei pezzi forti del museo è un enorme candelabro composto da 356 pezzi soffiati a mano singolarmente, dal peso di oltre 300kg. Visitando il museo è possibile anche scoprire i segreti delle antiche tecniche di lavorazione del vetro soffiato.

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sabato 23 aprile 2011

Venezia, ecco Korablin: 'Fidatevi di noi' - Calciomercato.com

Il Venezia calcio da oggi è ufficialmente 'russo'. E' stato infatti presentato ufficialmente il nuovo presidente Yuri Korablin, socio unico e ad della Venice Football Accademy srl.

"Molte volte mi hanno chiesto perché proprio il Venezia. Venezia ha una grande storia, così come la Russia, e ci teniamo a tenere alta la nostra reputazione per cui vorremmo che i veneziani si fidino".


MC

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domenica 17 aprile 2011

VENEZIA - Continua a restare alta da parte della Protezione Civile ... - Corriere della Sera

In calo le scosse a Fadalto (archivio)

In calo le scosse a Fadalto (archivio)

VENEZIA - Continua a restare alta da parte della Protezione Civile l’attenzione sul fenomeno dei boati e delle scosse telluriche nella zona del Fadalto, anche se il fenomeno pare essersi attenuato. A partire dal 26 gennaio scorso - ? emerso nella riunione tecnica svoltasi venerd? nella sede della Protezione civile, a Marghera -, sono state individuate nella zona del Fadalto 346 scosse, 12 delle quali percepite dai residenti. Rispetto ai primi giorni del monitoraggio, nelle ultime due settimane il fenomeno si ? nettamente attenuato e pare essersi stabilizzato con un numero giornaliero di eventi compreso tra 5 e 10 e scarso risentimento da parte della popolazione (l’ultimo evento percepito ? di gioved? 3 febbraio all’1,10). Dalle localizzazioni effettuate, gli eventi paiono originarsi in un’area del diametro di circa 1,5 chilometri, centrata in prossimit? di Fadalto Basso, con profondit? ipocentrali che mediamente si aggirano tra i 500 ed i 600 metri. All’incontro di venerd? erano presenti tutte le strutture regionali interessate e il Centro di Ricerche Sismologiche (Crs) dell’Istituto Nazionale di Oceanografie e di Geofisica Sperimentale (Ogs). Quest’ultimo ha presentato una relazione relativa all’ultimo mese di monitoraggio, illustrando tra l’altro le modalit? di acquisizione e analisi dei dati e facendo il punto sulla verosimiglianza di alcune ipotesi interpretative.

Per conto della Regione, l’istituto di geofisica continua a mantenere una rete di 7 stazioni di registrazione. Dal 18 febbraio si sono affiancate altre 5 stazioni installate dal Cesi per conto dell’Enel. Utilizzando una stazione collegata in tempo reale con la sede di Udine, il Crs ha attivato un sistema automatico di riconoscimento e segnalazione degli eventi via Sms. Le caratteristiche dei sismogrammi ed i dati di localizzazione tenderebbero ad escludere un qualche collegamento con la sismicit? pi? profonda di origine tettonica, cos? come il collasso di cavit? carsiche. Le ipotesi pi? verosimili rimangono quelle legate alla circolazione di acqua nel sottosuolo, quali colpi di ariete in condotti carsici o microsismicit? indotta da variazioni dello stato di pressione delle rocce. L’attivit? di controllo e di studio proseguir? per migliorare le conoscenze sulla struttura del sottosuolo e sulle modalit? di propagazione delle onde sismiche nella zona del Fadalto. In ogni caso, la Protezione Civile Regionale continuer? a tenere d’occhio la situazione e proseguir? nell’attivit? di informazione e allerta delle strutture e delle istituzioni preposte perch?, al di l? del fenomeno di questi mesi, l’area classificata in zona sismica 2. (Ansa)


04 marzo 2011

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venerdì 15 aprile 2011

Venezia 1791. Uno strano caso di annegamento - Dazebao

VENEZIA - 4 dicembre 1791. Sono le nove di sera di Mercoledi. Una signora  è affacciata sul balcone di una camera sopra il rio di Ca' Vidman, nel sestiere di Cannaregio, nei pressi del Ponte della Panada della parrocchia di Santa Maria Nova.

E' una tranquilla serata invernale, fa freddo e le calli sono deserte. Mentre osserva qualche gondola che passa per quel canale, sente un gran tonfo in acqua.  Non riesce a capire cosa sia stato, poi, chiude le finestre e torna in cucina.

Giovedi verso le ore tre del pomeriggio. Nane Culotta, che lavora da botter in una bottega di un tal Sor in Paludo a Santa Marina, sta correndo verso il Ponte della Panada urlando alla gente che venisse a dargli una mano. In quel mentre stava giungendo Francesco Basatto,  barcaiolo al servizio del nobile Benedetto Capello presso lo stesso ponte. Attirato dalle urla del Culotta andò a vedere cosa succedeva. Nel canale, vicino ad un palazzo disabitato di proprietà di una certa Contarini, c'era un corpo che galleggiava. Parte era sommerso e la corrente spingeva quell'uomo lentamente contro la riva. Il Basatto ferma tre persone: un tale che normalmente faceva polenta in campo a San Giovanni e Paolo, un facchino e un certo Balo soprannominato Brugno che lavora nelle peote, speciali barche per il trasporto. Tutti assieme, con un po di fatica, riescono a tirare a riva il cadavere. Dopo averlo disteso sul selciato della riva, lo girano con la faccia rivolta verso l'alto. Sotto i loro sguardi giace un uomo che ha all'incirca quarant'anni, è vestito con velluto color oliva con bottoni bianchi ed un elegante gilè. Al collo ha un fazzoletto di seta di color giallo, con calze color persico e scarpe nere con una ricca fibbia di argento. Quegli abiti lo identificano come una persona benestante, inoltre, nelle tasche ha ancora del denaro ed un fazzoletto di raso di color rosso. Mentre la gente si sta accalcando per cercare di riconoscere in quelle sembianza il viso di un amico o parente, il Basatto nota che al dito della mano ci sono due vere d'oro. Sono ancora tutti concentrati  e nessuno si accorge che un ombra emerge dal fondo del canale. Viene a galla una parrucca di color scuro con coda. Balo detto Brugno è il primo a vederla e decide di prendere un ferro per cercare di smuovere le acque alla ricerca di altro che potesse appartenere all'annegato, ma nulla si muove più sotto il pelo dell'acqua. La parrucca viene messa assieme al cadavere. Venezia è una città costruita sull'acqua, non accade spesso ma succede che qualcuno ubriaco scivoli in un canale. Siamo in inverno e con tutte le taverne che ci sono non ci vuole molto per bere un po troppo e morire annegato. Mentre tutti si domandano chi fosse quell'uomo, si manda un ragazzo ad avvisare il capo sestiere. E' passata l'ora del pranzo e il capo sestiere, assieme ad un fante, portano il cadavere ripescato in un magazzino della chiesa di San Marco. Quando c'era da effettuare un riconoscimento la procedura prevedeva di portare il cadavere li, dove sarebbe stato esposto sul ponte della paglia o su una saletta apposita.

5 dicembre. Attorno al tavolo dove è stato riposto l'uomo ritrovato nel canale il chirurgo Domenico Novello lo osserva. Sono le dieci di sera. Il chirurgo è stanco della giornata lavorativa ed e seccato di dover ispezionare un altro cadavere di un annegato. Quanti ne ha già visti nella sua vita di questi tizi che non si reggono in piedi per il vino e finiscono sul suo tavolo? Troppi e troppi per essere chiamato alle dieci di sera. Stila il rapporto specificando soltanto che l'uomo ha i capelli lunghi due dita e di color di castagna, nella fronte è calvo. Causa del decesso annegamento. Un rapporto veloce e non troppo dettagliato. Fu il primo errore.
Dopo la perizia del chirurgo le autorità decisero di esporre il cadavere in una scoletta corrispondente al Portico della Carta, per il riconoscimento. Nessuno aveva denunciato la scomparsa e nessuno venne a riconoscerlo.
Nello spogliare il cadavere il nonzolo della Ducal Basilica di San Marco, nota uno strano rigonfiamento nella tasca posteriore della fanella. Prende un paio di forbici e taglia alcuni fili. In quella finta tasca ci sono alcune carte zuppe di acqua. Il nonzolo è emozionato e vuole riferire subito la scoperta al magistrato. Prende le carte e corre fuori della Basilica, per strada incontra un tedesco che conosce di vista e gli mostra quanto appena scoperto.

Il tedesco gli spiega che sono dei pagherò di Banco, ovvero carte monetate, una specie di assegno di oggi. Il magistrato Gradenigo, incaricato di seguire questo caso, per ora registrato come annegamento, fece separare ed asciugare quanto ritrovato. Fece poi chiamare un certo Giuseppe Bancher che possedeva la bottega da Ferraglie in calle Larga dirimpetto all'Osteria del Pellegrino a San Marco. Bancher perizia le carte e riferisce che erano trenta tre carte di pagherò in lingua tedesca. Questo particolare risulta importante. Di fatto il corpo era stato ritrovato nei pressi del Ponte della Panada dove c'era una osteria per tedeschi. Le indagini sono rivolte solo a scoprire l'identità dell'annegato e per il momento si possiede questa pista e la parrucca ritrovata. Come spesso accade sono le casualità che danno il via ad una serie di eventi concatenati tra di loro. La parrucca fu quella casualità.

Il giorno sei viene interrogato Giuseppe Briussi di Francesco, nativo di Venezia residente a San Luca, di professione parrucchiere al servizio di Antonio Ceschi con bottega al Ponte del Bagattin a San Canciano. Perchè lui? Perchè aveva visto il cadavere esposto nella scoletta sotto il portico della Carta del Palazzo Ducale e lo aveva riconosciuto. Un caso fortuito. Quell'uomo era stato suo cliente la settimana prima, si ricordava di avergli fatto la barba. Il magistrato gli diede la parrucca da esaminare e il Briussi la riconosce come una di quelle che lui stesso pettinò quel giorno. Raccontò che Venerdi della settimana passata verso le ventidue venne un garzone della locanda detta dei Tedeschi per chiedergli se poteva seguirlo per un lavoro. Erano giunti alcuni forestieri e volevano farsi la barba e farsi pettinare le parrucche. Quando arrivò alla locanda vide tre uomini dai modi gentili e garbati. Gli furono consegnate due parrucche una con coda ed una all'uso degli abati Romani. Ritirò le parrucche e le riportò il giorno successivo. Questo avvenne di domenica mattina. Mercoledi verso le ventidue tornò alla locanda per vedere se avevano bisogno di altro. Il giorno di giovedì i tre forestieri chiesero alcune gondole che arrivarono da Canareggio e partirono. Questo era tutto quello che sapeva. Non era poco, anzi. Il magistrato ora conosceva la provenienza.  

Manda alcuni fanti a prelevare Giovan Battista Sneider, figlio di tale Giuseppe, nativo di Pergan, di 16 anni locandiere da due anni alla locanda sul Ponte della Panada. La locanda dei Tedeschi. Sneider racconta al magistrato che venerdi passato erano giunti da Mestre con barca a quattro remi tre forestieri tedeschi. Erano le 22 circa. Erano impellicciati e due parlavano anche italiano. Furono collocati nella stanza numero 4. Come da prassi chiese i nomi per trascriverli nei registri degli ospiti della locanda. Furono registrati con i nomi di Giovanni Cheffler, Francesco Lodar e Giuseppe Eppar. Scrisse che erano tutti provenienti da Rab anche se confidò al magistrato che non sapeva dire esattamente dove fosse questa città. Giovedi chiesero una barca per partire e lo saldarono in ungheri imperiali. Un ora e mezza più tardi ritornarono da terra in due, ovvero quelli che parlavano in italiano e chiesero ad alcuni gondolieri di attenderli mentre caricavano il baule. Erano diretti a Padova e lui si senti di consigliargli di pernottare alla locanda la Stella D'Oro. Il magistrato gli chiese se secondo lui l'annegato poteva essere uno di quei tedeschi. Sneider disse che aveva visto il cadavere appena ripescato ed era anche andato a vederlo a San Marco, ma non poteva riconoscerlo come il terzo tedesco. Primo, perchè non aveva mai avuto occasione di vederli da vicino, se non quando mangiavano, secondo, perchè il terzo tedesco portava gli stivali mentre il cadavere aveva le scarpe con quelle belle fibbie d'argento. Sembrava di essere arrivati ad una svolta ma ci si era arenati nuovamente. Se non era uno di quei tedeschi, a chi apparteneva quel corpo?

Per essere sicuri della testimonianza il magistrato Gradenigo interroga anche tale Lucietta cuoca alla Locanda. Ma non serve a molto, anche lei afferma di non poterli riconoscere.
Il tempo passa e non è più possibile tenere esposto quel cadavere che dava i primi segni della putrefazione, cosi il 6 di dicembre si da ordine a Giuseppe Fornesier masser dal Magnifico Eccelso Consiglio di tumularlo al Lido, nel cimitero dove si seppellivano gli annegati senza identità.

Ma resterà senza identità per sempre? A questo punto della storia, avviene una svolta alle indagini.
Dagli incartamenti del processo non si comprende la motivazione che portò il magistrato Gradenigo a decidere di far controllare la stanza dove erano alloggiati i tre tedeschi. Forse gli suona strana la testimonianza del locandiere, forse pensa che le coincidenze che fossero proprio quei tedeschi, sono troppe, forse, semplicemente, non ha altre piste da seguire e deve produrre risultati.
Non lo sappiamo. Ma il 13 dicembre manda alcuni fanti nella camera numero quattro della locanda. Avrà ragione. Quando tornano portano informazioni che stravolgeranno una semplice indagine per annegamento facendola diventare una indagine per omicidio. In quella stanza sul materasso ci sono evidenti macchie di sangue lavate e del sangue viene ritrovato anche sul capezzale.
Senza perdere ulteriormente tempo manda il fante Palaggi a sequestrare il materasso e fa arrestare il locandiere e la cuoca Lucietta Patella detta Senon, la quale, casualità, era anche la donna che puliva le camere e lavava la biancheria.

Al pomeriggio viene fatta estrarre dalle carceri proprio lei per prima. Il magistrato è tranquillo, mentre legge la paura sul viso della donna che aveva passato una mattina all'inferno. Con tono pacato le chiese se lei aveva visto delle macchie di sangue. La donna negò. Le chiese se per caso avesse pulito recentemente la camera. La donna annui. Allora le chiese come era possibile che lei avesse pulito quella stanza senza accorgersi delle macchie. A quella domanda la donna non seppe rispondere. La fece riaccompagnare alle carceri ed attese l'arrivo dall'altro accusato. Il locandiere.
La prima domanda che venne posta a Giovan Battista Scheneider fu come mai non si era stupito che mancava un terzo forestiero. Il ragazzo rispose che pensava fosse sotto coperta in gondola. Ma chi aveva rifatto i letti ? Lucietta. Come mai non avevano visto le macchie? Ma anche lui nega di aver visto le macchie e di averle pulite. Si è in stallo. Lo fa riaccompagnare in carcere. Forse c'è bisogno di più tempo in quelle celle per poterli ammorbidire. Per far si che comprendano che ci sono evidenti prove di un crimine.

Ora però, il magistrato ha un altro problema da risolvere, se i tedeschi c'entrano qualcosa ora saranno in viaggio, bisognava ritrovarli e velocemente.
Il giorno successivo viene interrogato Antonio Magro, nativo di Mestre e servitore alla Posta Pubblica, una uscita da Venezia. Magro si ricordava che alle ore 16 circa capitò una gondola veneziana a quattro remi con due forestieri. Furono portati fino a Treviso. Si fermò a Preganziol per far riposare i cavalli anche se loro non volevano, sembrava che avessero fretta. Dai pochi discorsi che aveva capito sembra che i due fossero dei servitori di un terzo uomo che però non era con loro. Viene ritrovato un altro testimone che si ricorda dei due loschi personaggi e afferma che aveva sentito dire che venivano da Vienna anche se erano Polacchi.
Il 16 dicembre il magistrato interroga Domenico Novello, chirurgo del Magistrato alla Sanità, residente a San Simeon Grande in Rio Marin. Quel chirurgo che tanto velocemente aveva chiuso il caso come annegamento. Il magistrato gli chiede di raccontargli come era stato affidato l'incarico. Novello racconta che aveva sentito dire da tre o quattro giorni da parte di un prete che era stato ritrovato annegato un uomo in rio della Panada, ben vestito. Lo aveva visitato il 4 sera alle dieci. Poi il giorno di sabato alle tre di notte ricevette l'incarico per il Magistrato alla Sanità, di rivisitare la mattina seguente il cadavere. Ritrovò il cadavere in una cassa sudicia e la fece aprire. Il cadavere presentava tre contusioni con lacerazione: una sulla fronte, una sotto il naso dalla quale usciva ancora sangue, un'altra al labbro superiore. Il magistrato gli chiese se non avesse avuto il dubbi che quelle ferite potessero essere la vera causa del decesso. Il Novello gli disse che per lui erano state provocate o nella caduta o quando fu tirato verso riva. Ma qualcos'altro lo aveva incuriosito.

Secondo lui, sebbene girasse voce che era morto annegato, poteva essere stato ucciso e gettato in acqua, questo per la poca acqua che aveva trovato nel ventre. Considerando poi che erano tre giorni che era esposto si poteva pensare anche che quei liquidi fossero quelli della putrefazione. Il chirurgo continua sostenendo che un uomo che cade in acqua si riempie velocemente i polmoni, quindi poteva esser morto di morte violenta o per veleno o per malattia, prima di finire in acqua dove lo avevano ripescato. Questo era quello che il magistrato voleva sapere. Il chirurgo continua dicendo che comunque se anche fosse stato il veleno ora era troppo tardi per riuscire a capirlo. Il magistrato Gradenigo è spazientito, ma perchè non aveva avuto quelle informazioni nella relazione? Perchè quei dubbi non li aveva comunicati? Il chirurgo si sente in colpa e suggerisce solo un altro dettaglio, ipotizza anche che essendo circonciso il cadavere poteva essere un ebreo. Non c'è dubbio. Il ritardo della prima perizia aveva portato l'indagine verso una pista lenta che sicuramente aveva dato la possibilità ai tedeschi di fuggire.

Il 28 dicembre del 1791 Domenico Palazzi fante dell'Officio dell'Avogaria consegna alcune lettere da spedire al Podestà di Conegliano, Podestà di Mestre e di Treviso, nella speranza di ritrovare quei tedeschi. Questa storia si chiude cosi. Nel fascicolo non c'è il bando, non c'è traccia se furono ritrovati, ma è ipotizzabile che riuscirono a scappare alla giustizia veneziana che per un errore aveva offerto loro la possibilità e questi non se l'erano fatta scappare. Non sappiamo nemmeno del locandiere e della donna delle pulizie cosa si decise di fare. Il tempo ha cancellato le tracce della fine dei protagonisti ed ancora oggi giace un cadavere al lido di Venezia senza nome e senza identità.


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domenica 3 aprile 2011

Teatro alla Scala: Morte a Venezia secondo Britten - AgoraVox Italia

Teatro alla Scala: Morte a Venezia secondo Britten

Credo che sia difficile per tutti separare il celebre romanzo di Thomas Mann dal film che Luchino Visconti ne ricavò a suo tempo, con un protagonista d’eccezione come Dirk Bogarde. Ma negli stessi anni in cui Visconti confezionava il suo capolavoro, un altro artista non meno importante, il compositore inglese Benjamin Britten, trasfigurava la sua malattia e i suoi ultimi giorni sulla Terra tramite le pagine di Mann, in una specie di immedesimazione musicale di cui lo spettacolo andato in scena al Teatro alla Scala restituisce tutti i colori, le intensità sonore e lo spirito visionario.

Morte a Venezia è, in effetti, un romanzo ricco di stati allucinatori, di visioni di bellezza perdute. Come notava di recente lo studioso Massimo Fusillo, tutti gli incontri di Aschenbach sono appuntamenti con i fantasmi, possiedono sempre qualcosa di inquietante che crea una distanza mortale: “Le figure incontrate da von Aschenbach sono accomunate da una serie di costanti: il volto perturbante, il carattere di estraneità, l’atteggiamento di dominio, verso il quale Aschenbach si abbandona a una passività masochistica” (da Il dio ibrido, edizione Il Mulino). E’ probabile che il carattere allucinatorio del romanzo di Mann abbia influenzato sia la musica di Britten che le coreografie (sì, c’è anche la danza) di Kim Brandstrup, perché l’impressione che si ricava dalla loro messa in scena sembra davvero dialogare in armonia perfetta con il lavoro registico di Visconti, a distanza di anni mai dimenticato, esaltando però i momenti- e non sono pochi- in cui la musica può rimandare all’altrove, all’infinito in un modo che soltanto l’acustica di un teatro e la scrittura musicale concepita per l’opera possono produrre…La coesione delle parti, così importante nell’arte, in questo caso mi sembra più efficace. Insomma, per quanto il famoso Adagio di Mahler (nel film di Visconti) sia pertinente ai temi trattati, alla psicologia dei personaggi, in particolar modo alle scene dove appare Tadzio, bisogna ammettere che Britten è andato molto vicino a una fusione perfetta con il testamento di Mann…Li ritroviamo insieme in un luogo sospeso ma reale, vivente, come il teatro dove il testo è il punto di partenza del lavoro del musicista, al di là delle esigenze espressive di una colonna sonora. Il teatro che fa un passo oltre il cinema? Strano ma possibile.

Per questa messa in scena non ci sono stati che commenti positivi, un po’ da tutte le parti, anche se la malattia del tenore, Ian Bostridge, annunciava qualche problema. Invece no, è stata un’ovazione generale, e credo che la regista Deborah Warner abbia di che essere fiera di questo suo parto scaligero, oltre che post viscontiano…Chissà, poterlo rivedere a Venezia, magari, non sarebbe male.


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giovedì 31 marzo 2011

Video sulla storia del femminismo a Mestre - Comune di Venezia

Marted? 22 marzo, alle 17.30, nella saletta seminariale (primo piano) del Centro culturale Candiani di Mestre, si terr? la presentazione del video "Donne al Centro", del giornalista Umberto Zane, che ripercorre, con interviste, immagini e documenti, la storia quarantennale del movimento femminista a Mestre e quella, trentennale, del "Cento Donna" del Comune di Venezia. 

L'iniziativa, promossa dal Centro Donna in collaborazione con l'Ufficio Stampa del Comune di Venezia, sar? aperta da un intervento dell'assessore comunale alla Cittadinanza delle Donne, Tiziana Agostini, e da una presentazione dello storico Marco Borghi. Alla proiezione del filmato saranno presenti coloro che hanno contribuito con loro testimonianze alla sua realizzazione: Gabriela Camozzi, Lia Finzi, Palma Gasparrini, Anna Maria Miraglia, Maria Teresa Sega.
Guarda il trailer del video


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martedì 29 marzo 2011

VENEZIA — La prima domanda se la fa lui stesso. «Perché proprio ... - Corriere della Sera

Il nuovo proprietario del Venezia calcio Yuri Korablin (archivio)

Il nuovo proprietario del Venezia calcio Yuri Korablin (archivio)

VENEZIA — La prima domanda se la fa lui stesso. ?Perch? proprio Venezia? E' stato un destino?. Yuri Korablin, nuovo proprietario del Venezia calcio sa bene che suona ancora strano questo interesse di provenienza russa per le sorti della squadra lagunare. E allora meglio partire dall'inizio, dal primo impatto.

Presidente Korablin, quando ha cominciato ad interessarsi di Venezia e della sua squadra? ?E' stato casuale, ero qui con Aleks Samokhin, pioveva e c'era acqua alta. Mentre ci compravamo gli stivali io e Aleks abbiamo visto in un negozio delle magliette di calcio. Siamo appassionati, io quando viaggio porto sempre una maglietta della squadra locale ai miei figli. Cos? abbiamo chiesto se potevamo comprare le magliette della squadra di Venezia?.

E ha finito col comprarsi tutta la societ?... ?Avete degli amministratori che hanno il dono della persuasione. La cosa mi ? stata proposta da Massimo Venturini (presidente della Municipalit? di Mestre, ndr) che ? stato molto convincente, mi ha praticamente ipnotizzato... E dire che avevo smesso di occuparmi di sport?.

Quali erano state le sue precedenti esperienze? ?Sono stato sindaco di Khimki per tanti anni e ho fondato prima una squadra di basket che ora gioca in Eurolega e poi una squadra di calcio che dai dilettanti abbiamo portato fino ai massimi livelli. Ma sette anni fa avevo lasciato tutto?.

Ha promesso di fare come con il Khimki anche col Venezia, riportando la squadra fino alla A... ?So bene cosa c'? dietro ci? che abbiamo detto. Non sar? facile e ci sar? molto lavoro, ma faremo tutto quanto sar? richiesto per arrivare ai massimi livelli. Ora formeremo uno staff di persone qualificate: io certo non sono un allenatore, ma so trovare le persone giuste. Tra queste persone, ha gi? nominato come consigliere sportivo Dimitry Balashov, da cinque anni team manager della Lokomotiv Mosca. E' stato capitano del Kimkhi, avr? il compito di prendere conoscenza del club. Ci sar? tempo poi per definire tutte queste cose?.

Si ? sempre parlato di cordata russa. Chi c'? con lei? ?Sono investitori privati, che rappresento e mi hanno affidato la gestione del progetto. Siamo interessati ad attirare altri investitori, perch? ci preme realizzare il progetto sportivo, l'accademia calcistica giovanile e lo stadio?.

Lei verr? a Venezia? ?Verr? se sar? necessario. Uno dei momenti clou sar? la sfida con la capolista Treviso?.

Ci sar?? ?Certo, sar? allo stadio?.

Le ? piaciuta poi la maglietta del Venezia? ?Alla fine non l'ho neanche comprata... ?

S.S.L.
03 marzo 2011? RIPRODUZIONE RISERVATA

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sabato 26 marzo 2011

Da domani nei negozi di Venezia 'spesa leggera' con l'eco-shopper - Adnkronos/IGN

Un progetto realizzato dall'Assessorato comunale all'Ambiente, Confartigianato, Confesercenti, il consorzio per il recupero degli imballaggi Conai, ArtAmbiente Veritas ultimo aggiornamento: 22 marzo, ore 16:09Venezia - (Adnkronos) - Oltre alla borsetta riutilizzabile, a disposizione dei consumatori, ci sar? anche "l'alga carta" per imballaggi: ''amica della laguna'' perch? realmente realizzata con le alghe della Laguna di Venezia

 Venezia, 22 mar. - (Adnkronos) - Da domani, in 500 esercizi commerciali del territorio comunale di Venezia, sara' possibile fare una ''Spesa leggera'' grazie all'eco-shopper, la borsetta riutilizzabile con la quale artigiani e commercianti omaggeranno i propri clienti. Inoltre, a disposizione dei consumatori, ci sara' anche l' ''alga carta'', una carta per imballaggi ''amica della laguna'' perche' realizzata con alghe della Laguna di Venezia. Si tratta di un progetto realizzato dall'Assessorato comunale all'Ambiente, Confartigianato, Confesercenti, il consorzio per il recupero degli imballaggi Conai, ArtAmbiente (societa' di consulenza alle aziende per la gestione delle problematiche ambientali) e Veritas. La presentazione e' avvenuta questa mattina, con una conferenza stampa tenutasi a Ca' Farsetti, alla quale sono intervenuti, tra gli altri, l'assessore comunale all'Ambiente, Gianfranco Bettin, il presidente e il segretario di Confartigianato Venezia, Gilberto Dal Corso e Gianni De Checchi, il vice direttore provinciale Confesercenti Venezia, Michele Lacchin, il direttore generale Conai, Walter Facciotto, il responsabile Settore Ambiente Cna nazionale, Tommaso Campanile. L'iniziativa rientra nel ''Progetto 3-ciclo: riciclo, risparmio, rigenero. Ottimizzazione del riciclo e del recupero dei materiali di imballaggio'', rivolto agli imprenditori artigiani e ai commercianti veneziani. Secondo gli esponenti di Confartigianato e Confesercenti, che diffonderanno ai loro associati circa 50 mila borse e altrettanti fogli di ''alga carta'', il contributo delle piccole e piccolissime imprese e' fondamentale per l'introduzione di buone pratiche rispettose dell'ambiente. I commercianti, grazie alla loro attivita', sono quotidianamente a contatto diretto con i consumatori-cittadini e possono percio' veicolare e far sedimentare abitudini e usi rispettosi dell'ambiente, che consentono, allo stesso tempo, un notevole risparmio economico. Come, ad esempio, regalando ai clienti una borsa in tessuto-non-tessuto riutilizzabile per riporre la spesa, al posto delle buste in plastica, che costano ed inquinano; oppure introducendo la carta da pacchi realizzata con le alghe della laguna. Sempre nell'ottica di ridurre imballaggi e contenitori difficili da smaltire, Confartigianato e Confesercenti si stanno adoperando per incentivare l'uso di stoviglie biodegradabili nelle tante sagre e feste, grazie alla collaborazione delle Pro Loco. ''La sfida chiave da affrontare - ha spiegato l'assessore Bettin - e' trasformare i problemi, come quello dello smaltimento degli imballaggi, in opportunita', e far capire come i vantaggi economici siano legati al rispetto e alla salvaguardia dell'ambiente. E' un cambiamento che deve avvenire capillarmente, un salto di qualita' che puo' concretizzarsi grazie l'apporto delle categorie economiche. Con questo progetto, infatti, saranno proprio i commercianti a dimostrare ai cittadini come sostenibilita' ambientale e risparmio siano fortemente connessi''.


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martedì 22 marzo 2011

Bandiere, bande e messaggi dallo spazio. Da Venezia con l'acqua ... - Il Sole 24 Ore

Questo articolo ? stato pubblicato il 17 marzo 2011 alle ore 18:55.

Nonostante oggi gli italiani si ritrovino uniti anche sotto la pioggia battente, da questa mattina piazze, strade e monumenti delle citt? sono piene di cittadini e di turisti incuriositi da questo gioved? ricco di tricolori al vento e bande che suonano. E persino dallo spazio l'astronauta italiano Paolo Nespoli, impegnato nella Stazione Spaziale Internazionale e intervenuto questa mattina a Radio 1, ha detto di essersi svegliato stamattina ?guardando l'Italia dall'alto. E con me ho una bandiera tricolore. Sull'Italia ho fatto due passaggi, uno a Sud e uno a Nord. La nostra Penisola me la sono guardata tutta dall'obl? a cupola fabbricato in Italia ed ? stupenda. Come ? meraviglioso guardarsi la terra da qua sopra?, ha continuato Nespoli. Sulla Terra, invece, ecco come stanno andando i festeggiamenti citt? per citt?:

Tutti in strada a Reggio Emilia, la citt? del tricolore
?Le piazze e le strade della nostra Reggio sono invase dalla gente. Una partecipazione attesa, ma che si ? rivelata al di sopra di ogni aspettativa. Credo che i reggiani debbano farsi i complimenti ed essere orgogliosi della loro partecipazione calorosa a questa bellissima Festa dell'Unit? d'Italia?: a dirlo ? stato il sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, che ha aperto cos? questa mattina i festeggiamenti nella citt? dove nacque la bandiera tricolore. In citt? molte persone stanno visitando la mostra "Le strade della Bandiera", esposizione a cielo aperto di 150 bandiere storiche, curata dallo storico Alberto Melloni e visibile fino al prossimo 2 giugno.

A Venezia la signora Lucia sventola il tricolore (e c'? un po' di acqua alta)
Il Bacino di San Marco, a Venezia, si ? colorato di bianco rosso e verde: un corteo di centinaia di persone ? sfilato da Piazza San Marco lungo Riva degli Schiavoni fino alla statua di Giuseppe Garibaldi nel sestiere di Castello. Alla manifestazione ha partecipato anche Lucia Massarotto, la signora veneziana che ogni anno espone la bandiera italiana alla finestra di casa durante il raduno della Lega in laguna e che ha letto l'articolo della
Costituzione dedicato alla bandiera italiana fra gli applausi. ?? una bella soddisfazione. E mia madre mi ha detto che perfino la leghista Treviso ? piena di bandiere italiane?.
Questa mattina una leggera acqua alta, che ha parzialmente invaso Piazza San Marco, ha caratterizzato l'alzabandiera. Visita, da parte di alcuni curiosi, al Caff? Florian, sotto le procuratie nuove, dove nel 1848 Daniele Manin proclam? la nascita della Repubblica di San Marco che poi crollo, l'anno dopo, sotto il peso dell'Austria.

A Milano gli stranieri leggono la Costituzione
Le comunit? straniere di Milano hanno voluto celebrare l'Unit? d'Italia leggendo nelle varie lingue del mondo la Costituzione repubblicana. Il porticato della Basilica di San Lorenzo ? stato invaso da una selva di bandiere di numerosi Paesi che hanno fatto da sfondo alla declamazione in chiave multietnica degli articoli della Carta del 1948. ?Saluto tutti gli italiani qui riuniti - ha detto don Giancarlo Quadri, responsabile della pastorale dei migranti della Diocesi ambrosiana, aprendo la cerimonia - anche quelli che ancora non hanno concluso il loro percorso con i permessi. Oggi noi celebriamo i 150 anni del nostro Paese, ma ci resta ancora un compito: quello di inserire e integrare questi cittadini che a buon diritto chiedono di essere considerati cittadini italiani?. Sul piazzale del Grattacielo Pirelli, invece, sede della Regione Lombardia (che resta aperta per tutto il giorno), durante l'alzabandiera ? stato suonato l'Inno di Mameli seguito da 'O mia bela Madunina: ?Siamo orgogliosamente italiani e lombardi - ha detto il presidente Roberto Formigoni - ma questi due sentimenti non sono in conflitto tra loro?.

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